Crema all'Arancia con Zucchero di Cocco

Una crema semplice, vellutata. È diventata una delle mie coccole preferite: la preparo anche quando non ho in mente un dolce preciso, solo per il piacere di gustarla al cucchiaio, magari con una spolverata di cannella o accanto a qualche biscotto rustico. Lo zucchero di cocco aggiunge una nota più calda, mentre la curcuma – appena percettibile – dona quel colore “giallo” in assenza di uova. Perfetta da sola, da versare su una torta, o da servire in tazza come una crema morbida da affondarci il cucchiaino.
Ingredienti:
- 500 g di latte vegetale o altro
- 50 g amido di mais
- 65 g di zucchero di cocco (se preferisci aumenta le dosi, puoi anche sostituire lo zucchero di cocco con altro dolcificante a piacere)
- 1 arancia biologica, scorzetta
- 1 cucchiaino raso di curcuma in polvere
Preparazione
Metti in una ciotola l’amido di mais, lo zucchero di cocco, la scorzetta grattugiata finemente dell’arancia e la curcuma. Mescola bene con una frusta. Scalda il latte in un pentolino senza portarlo a ebollizione. Versane un po’ nella ciotola per sciogliere la parte secca, mescolando con cura. Unisci il composto al resto del latte nella casseruola e cuoci a fiamma bassa per circa 5-10 minuti, mescolando sempre con una frusta, finché non si addensa. La crema è pronta quando diventa liscia, densa, senza grumi. Versala in tazze o bicchieri e lascia intiepidire.
Si conserva in frigo per 2-3 giorni con pellicola a contatto.
Il mio viaggio tra le boulangerie di Parigi

Di ritorno da Parigi per la prima volta, mi sono ritrovata a passare più tempo nelle boulangerie che a esplorare i quartieri parigini. La pasticceria francese, pur così scenografica, l’ho assaggiata poco: ho preferito dedicarmi a ciò che amo di più, i prodotti da forno. Tutte le mie colazioni sono iniziate così, entrando in una boulangerie, spesso trovata per caso mentre camminavo, altre volte cercata su Google Maps in base a dove mi trovavo.
Solo una tra quelle che vi racconterò l’ho scoperta tramite i social. Le altre sono state incontri spontanei, nati da una passeggiata, da un cambio di quartiere, da una deviazione imprevista. Parigi è cara, è vero, ma ho trovato i prezzi delle boulangerie più onesti di quanto mi aspettassi. Forse proprio perché il pane e i prodotti da forno, qui, è parte della quotidianità, come il cappuccino e la brioche al bar per un italiano.
Queste sono le boulangerie che ho effettivamente provato, ma ce ne sono altre che avrei voluto visitare, prima fra tutte Mamiche, in Rue du Château d’Eau. Ci siamo andati due volte: la prima, una fila chilometrica ci ha scoraggiati – credo che avremmo dovuto aspettare almeno 40 minuti solo per entrare. Ho scoperto poi essere famosi sui social, e ho capito il perché di tutta quella folla. Forse il prodotto è davvero all’altezza della reputazione, ma in quel momento, a stomaco vuoto, non ho resistito e sono andata via. Quando siamo tornati, era lunedì ed era chiusa. Se tornerò a Parigi, spero di avere l’occasione di provarla davvero.
In pochi giorni ho visitato diverse boulangerie, ciascuna con un carattere diverso. Alcune in quartieri più noti, altre nascoste, altre ancora celebri online. Qui di seguito vi racconto le mie preferite (e anche quella che non sceglierei di nuovo), così se capitate nei dintorni, sapete dove fare colazione o una pausa dolce.
Buona lettura!
Victoire Boulangerie – Rue Cadet
Questa è stata la prima che ho incontrato per caso. Il bancone era già piuttosto vuoto, ma mi ha subito colpita per una cosa: era l’unica boulangerie con una proposta vegana chiara e visibile. Ho scelto un pan gocciolo vegano – semplice, leggero, non troppo zuccherato. In realtà ho notato che la maggior parte dei panificati dolci parigini ha questo equilibrio: mai stucchevoli, sempre ben bilanciati. Questo era morbido, saporito, e soprattutto non appesantiva. Un ottimo inizio.
Liberté – Rue Saint-Dominique
Una delle più belle, sia per varietà che per estetica. Qui ho provato una baguette vegetariana davvero generosa, con una farcitura completa e un formato grande: ci ho pranzato con soddisfazione dopo aver camminato chilometri. Il prezzo? 7€, ma onestamente ben spesi. Come dolce ho scelto un Pavé au chocolat, una sorta di pane al cacao con pezzi di cioccolato fondente. Non troppo dolce, con una consistenza perfetta. Avrei potuto scegliere mille altre cose, ma questo mi ha chiamata appena l’ho visto. Ho fatto bene.
Graine – Rue Oberkampf
Un’altra scoperta casuale, arrivata durante una passeggiata. Il banco pienissimo, una fila che scorreva veloce, e grani che si sentiva fossero di qualità. Ho preso anche qui un pan gocciolo e un panino al cacao con gocce di cioccolato. Buoni entrambi, anche se – a essere sincera – quello di Liberté mi ha lasciato un ricordo più forte. Però Graine mi ha ispirata tantissimo: la prossima volta voglio assolutamente provare le girelle alla cannella che non ho scelto. E ancora me ne pento.
Aux Merveilleux de Fred – Rue Saint-Dominique
Questa era l’unica che avevo segnato da tempo, vista sui social mille volte. Siamo andati la domenica mattina, a pochi passi dal mercato rionale. Il dolce protagonista qui è uno solo: un gigantesco pan gocciolo morbido e lucido, servito caldo. Non so se è sempre così, ma a noi l’hanno dato appena sfornato. Prezzo: 4,50 €. Dimensioni: esagerate. Eravamo in due, l’abbiamo finito in dieci minuti. L’impasto era soffice, le gocce di cioccolato tantissime. Ancora me lo sogno. Se vivessi a Parigi, la mia domenica ideale inizierebbe così: colazione qui e poi giro al mercato.
La Parisienne Boulangerie – Rue de Lyon
Siamo entrati perché sulla vetrina c’era scritto che avevano vinto il premio per la miglior baguette. Ho preso una baguette vegetariana da portar via per pranzo: buona, ma onestamente nulla di indimenticabile. Le verdure grigliate dentro erano un po’ – troppo – sott’olio, e nel complesso non mi ha lasciato molto. La persona con me ha preso una specie di grosso muffin ripieno al cioccolato e una sfoglia al pistacchio, e quelli invece mi sono sembrati interessanti, anche se la scelta non era vastissima. Forse siamo capitati nel momento sbagliato, o in una sede meno fornita.
Chez Meunier – Rue de Rambuteau
Purtroppo, non tutte le esperienze sono state positive. In questa boulangerie sono entrata solo perché avevo molta fame, senza controllare nulla prima delle recensioni (e ho fatto male). I prodotti che ho scelto ovvero la brioche con gocce di cioccolato e al naturale erano secchissimi.
Ho fatto fatica a deglutire, mancava completamente l’umidità che ho trovato ovunque altrove. Curiosamente, in queste brioche si sentiva un forte sapore di burro, cosa che in sé non mi disturba, ma il risultato finale non mi ha convinta. È stata una lezione: meglio aspettare cinque minuti in più e trovare qualcosa di meglio. Se c’è una nota positiva, è che mi ha ispirata a rifarle in casa!
Colomba rustica senza uova di farro con albicocche e mandorle

Una colomba che sa di casa, di forno acceso nei giorni di festa, di ingredienti scelti con cura. Soffice, profumata e completamente vegetale, questa versione è fatta senza lattosio e senza uova. La farina di farro le dà un tocco rustico, le albicocche una dolcezza discreta e naturale. Puoi personalizzarla come preferisci: scegli la farina che ami, regola lo zucchero secondo i tuoi gusti e usa il grasso che preferisci tra olio delicato, burro biologico o margarina vegetale.
Ingredienti:
Primo impasto
100 g di farina tipo 1
100 g di acqua tiepida
5 g di lievito secco biologico (oppure 10 g di lievito fresco biologico)
Secondo impasto
200 g di farina tipo 1
150 g di farina di farro (o altra a piacere)
3 cucchiai di zucchero di cocco (regolabile)
130 ml circa di bevanda vegetale (soia naturale o altra)
50 g di olio (olio di semi di girasole biologico spremuto a freddo, olio extravergine d'oliva delicato, burro biologico o margarina vegetale biologica)
Scorza di un’arancia biologica
2 cucchiai di uvetta sultanina o mirtilli rossi
5-6 albicocche secche biologiche intere
4-5 datteri denocciolati biologici (facoltativi)
Per la copertura
1 cucchiaio abbondante di confettura di arance
Una manciata di mandorle biologiche
Preparazione
Inizia con il primo impasto: mescola la farina con l’acqua tiepida e il lievito, poi copri con un canovaccio (o lascia dentro un barattolo lungo con chiusura ermetica) e lascia fermentare fino al raddoppio in un luogo riparato e tiepido, finché l’impasto risulta ben attivo e ricco di bolle.
Prepara il secondo impasto unendo in una ciotola capiente le farine, lo zucchero, la scorza d’arancia grattugiata e la bevanda vegetale. Aggiungi il primo impasto e inizia a lavorare, poi incorpora l’olio (oppure burro biologico o margarina vegetale), poco alla volta, fino a ottenere una massa omogenea, morbida ed elastica. A questo punto unisci l’uvetta (o i mirtilli), le albicocche tagliate a pezzetti e i datteri, se li usi.
Trasferisci l’impasto sul piano da lavoro leggermente unto e inizia la serie di pieghe per favorire lo sviluppo dell’alveolatura. Con le mani umide o leggermente unte, prendi un lembo esterno dell’impasto e portalo verso il centro; ruota leggermente l’impasto e ripeti il movimento per 4-5 volte, fino a completare un giro. Copri a campana e lascia riposare 20-30 minuti. Ripeti questa operazione per tre volte.
Dopo l’ultima piega, lascia l’impasto in una ciotola unta e coperta, a lievitare fino al raddoppio (ci vorranno circa 2-3 ore, a seconda della temperatura).
Una volta lievitato, rovescia l’impasto su un piano e dividilo in due parti: una leggermente più grande per il corpo centrale della colomba, e una più piccola per le ali. Disponi i due pezzi nello stampo: la parte lunga al centro (per il corpo), e la parte più corta ripiegata a U alle estremità (per formare le ali). Copri con pellicola o panno da cucina pulito e lascia lievitare di nuovo fino a che l’impasto raggiunge quasi il bordo dello stampo (1-2 ore circa).
Spennella delicatamente la superficie con la confettura di arance e distribuisci le mandorle biologiche.
Cuoci in forno statico preriscaldato a 170°C per circa 35-40 minuti. Se la superficie tende a scurire troppo, copri con un foglio di carta forno negli ultimi 10-15 minuti. Per verificare la cottura, puoi inserire uno stecchino lungo al centro: deve uscire asciutto.
Per un risultato ottimale, raffredda la colomba capovolta: infilzala alla base con due spiedini di metallo o legno, capovolgila e lasciala sospesa tra due supporti (come due scatole o pentole) finché è completamente fredda. Questo aiuta a preservare la struttura interna e a evitare che si afflosci.
Come riutilizzare le foglie di puntarelle: Focaccia con pesto di olive e Cicoria saltata


Le foglie delle puntarelle, spesso dimenticate o scartate, sono in realtà un ingrediente prezioso, ricco di sapore e perfetto per chi ama cucinare in modo consapevole, valorizzando ogni parte della pianta.
A differenza dei germogli interni, che sono più teneri e croccanti, le foglie esterne ricordano la cicoria selvatica, con il loro gusto deciso e leggermente amarognolo. Sono la parte più rustica e resistente della cicoria catalogna, ma anche quella più ricca di fibre e minerali, capaci di esaltare il sapore di ogni piatto con una nota vegetale intensa.
Il loro utilizzo in cucina è sorprendente: possono essere saltate in padella con aglio e olio o diventare la base di zuppe e minestre. Una risorsa perfetta per chi ama la cucina senza sprechi, capace di trasformare anche ciò che solitamente viene scartato in qualcosa di buono e semplice.
Ingredienti:
- foglie di puntarelle
- olio extravergine d’oliva
- 1 spicchio d’aglio (oppure cipolla dolce)
- sale
- ghiaccio
- succo di limone
- focaccia
- pesto di olive taggiasche
Preparazione
Per prima cosa, sciacquo bene le foglie di puntarelle sotto acqua corrente per eliminare ogni residuo di terra e rimuovo eventuali parti rovinate. Per mantenerne il colore vivido, le metto in una ciotola con acqua fredda, ghiaccio e un po’ di succo di limone, lasciandole in ammollo per circa un’ora.
Dopo il riposo, le scolo bene e le taglio in maniera grossolana. A questo punto, le faccio saltare in padella antiaderente con un giro d’olio extravergine d’oliva e uno spicchio d’aglio schiacciato. Se non piace l’aglio, si può sostituire con della cipolla dolce tagliata a fettine sottili. Lascio appassire le foglie a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto e senza coprire, in modo che perdano lentamente la loro acqua senza bruciarsi. Il sale va aggiunto durante la cottura, in modo che aiuti la verdura ad ammorbidirsi.
Una volta pronta la cicoria, taglio la focaccia a quadratini. Spalmo sulla superficie un generoso strato di pesto di olive taggiasche, aggiungo le foglie saltate e servo.
Un modo perfetto per valorizzare ogni parte delle puntarelle, trasformandole in una preparazione senza sprechi.
Insalata di puntarelle invernale

Le puntarelle sono una delle meraviglie della stagione fredda, con la loro croccantezza inconfondibile e quel retrogusto leggermente amarognolo che le rende uniche. In questa insalata, le abbino a ingredienti che ne esaltano il sapore e creano un gioco di contrasti perfetto: la dolcezza dell’arancia, la nota leggermente amara del radicchio e la croccantezza delle mandorle tostate.
Un piatto che racconta l’inverno e l’inizio della primavera attraverso i suoi colori e sapori, mantenendo la freschezza e la semplicità degli ingredienti. Il condimento, un’emulsione di olio extravergine d’oliva, aceto balsamico e un tocco di miele di castagno, avvolge ogni elemento senza coprirne le sfumature, esaltando la naturale armonia tra dolcezza, acidità e amarezza.
Perfetta come antipasto leggero o come contorno ricco, questa insalata celebra la stagionalità e l’equilibrio tra sapori intensi e delicati. Il segreto per un risultato perfetto? Lasciare le puntarelle in acqua e ghiaccio per almeno un’ora, così da ottenere la loro inconfondibile arricciatura e una croccantezza irresistibile.
Un piatto essenziale, genuino e profondamente legato alla tradizione mediterranea, che dimostra come la semplicità possa essere la chiave per esaltare gli ingredienti più semplici.
Ingredienti:
- 200 g di puntarelle
- 1 arancia
- 50 g di radicchio
- 50 g di ravanelli
- 30 g di mandorle tostate
- 30 g di olive taggiasche denocciolate
- 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- 1 cucchiaio di aceto balsamico
- 1 pizzico di sale
- 1 cucchiaino di miele di castagno (facoltativo)
Preparazione
- Taglia le puntarelle a striscioline sottili e immergile in acqua e ghiaccio con limone per circa un’ora, in modo che si arriccino e diventino croccanti. Nel frattempo, pela l’arancia a vivo e tagliala a fettine. Lava e taglia il radicchio a strisce sottili. Affetta finemente i ravanelli per aggiungere una nota croccante e leggermente pungente. Taglia le olive taggiasche a metà. Tosta leggermente le mandorle in padella per esaltarne il sapore.
- Per il condimento, versa in un barattolo l’olio extravergine d’oliva, l’aceto balsamico, il sale e, se desideri una nota dolce, il miele di castagno. Chiudi il barattolo e shakera bene per emulsionare il tutto.
- Scola le puntarelle e uniscile in una ciotola con l’arancia, il radicchio, i ravanelli, le olive e le mandorle. Versa sopra l’emulsione e mescola delicatamente prima di servire.
Focaccia di grani antichi alle olive taggiasche

C’è qualcosa di speciale nell’attesa di un impasto che cresce piano, nel tempo che serve per lasciarlo riposare, nelle pieghe fatte con calma per dargli struttura. È un rito semplice, ma che ha il potere di riportare alla mente gesti antichi, di quelli che non si dimenticano.
La focaccia non è solo pane: è il piacere di impastare con le mani, di aspettare senza fretta, di osservare la trasformazione di pochi ingredienti in qualcosa di soffice e fragrante. La lunga lievitazione la rende leggera, piena di piccole alveolature che trattengono il gusto dell’olio extravergine e il sale in superficie, esaltandone ogni sfumatura.
Perfetta da sola, appena tiepida, con la crosta che si spezza sotto le dita, ma anche il giorno dopo, quando diventa ancora più saporita. È una di quelle preparazioni che non stancano mai, che accompagnano la tavola senza bisogno di altro, semplicemente così com’è, con il profumo delle cose fatte in casa.
Ingredienti:
- 300 g di farina tipo 0 con un contenuto proteico di circa 12 g
- 200 g farine di grani antichi (io Farina di grano Verna e Farina di grano Gentil Rosso)
- 350 ml di acqua tiepida (circa 20-25°C)
- 12,5 g di lievito di birra fresco (metà cubetto da 25 g) oppure 3-5 g di lievito di birra secco
- 10 g di sale
- 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
- 100 g di olive taggiasche denocciolate
- Sale grosso q.b. per la superficie
Preparazione
- In una ciotola capiente, versa la farina.
- In un contenitore separato, sciogli il lievito di birra fresco nell’acqua tiepida. La temperatura dell’acqua è fondamentale: deve essere tiepida, non fredda né bollente, per attivare correttamente il lievito.
- Versa metà dell’acqua con il lievito sciolto nella ciotola con la farina e mescola con un cucchiaio di legno fino a ottenere un composto grossolano.
- Lascia riposare l’impasto per circa 10 minuti.
- Aggiungi gradualmente la restante acqua, continuando a mescolare fino a quando tutta la farina è stata incorporata.
- Incorpora all’impasto un cucchiaio di olio extravergine d’oliva e mescola bene.
- Lascia riposare per altri 5 minuti.
- Distribuisci il sale sulla superficie dell’impasto e lascia che venga assorbito naturalmente per qualche minuto.
- Effettua delle pieghe all’impasto per migliorarne la struttura e favorire la formazione di una buona alveolatura. Solleva un lembo dell’impasto e ripiegalo verso il centro; ripeti l’operazione con gli altri lembi.
- Ripeti queste pieghe ogni 15-20 minuti, per un totale di 4-5 volte.
- Dopo l’ultima serie di pieghe, forma una palla con l’impasto, cercando di non sgonfiarlo troppo, e lascialo lievitare in una ciotola leggermente unta d’olio, coperta con un canovaccio umido o pellicola trasparente, fino al raddoppio del volume. Questo può richiedere dalle 2 alle 12 ore, a seconda della quantità di lievito utilizzata e della temperatura ambiente.
- Una volta lievitato, trasferisci l’impasto su una teglia ben unta d’olio (per una quantità di 500 g di farina, una teglia di circa 30×40 cm dovrebbe essere adeguata).
- Stendi delicatamente l’impasto con le mani, cercando di non sgonfiarlo eccessivamente, fino a coprire uniformemente la superficie della teglia.
- Distribuisci le olive taggiasche sulla superficie dell’impasto, premendole leggermente per farle affondare.
- Copri la teglia e lascia lievitare per circa 30-40 minuti.
- In una ciotola, emulsiona 30 g di olio extravergine d’oliva con 30 g di acqua e un pizzico di sale.
- Dopo la seconda lievitazione, crea con i polpastrelli delle fossette sulla superficie dell’impasto e distribuisci uniformemente la salamoia, assicurandoti che riempia le fossette.
- Preriscalda il forno a 200°C in modalità statica.
- Inforna la focaccia e cuoci per circa 20-25 minuti, o fino a quando la superficie risulta dorata e croccante.
- Sforna la focaccia e lasciala intiepidire su una gratella prima di tagliarla e servirla.
Note
- La quantità di lievito può essere adattata in base alla temperatura ambiente e ai tempi di lievitazione desiderati. In ambienti più caldi o per lievitazioni più lunghe, è consigliabile ridurre la quantità di lievito.
- L’utilizzo di una farina con un buon contenuto proteico (circa 12 g) è fondamentale per garantire una buona struttura e alveolatura alla focaccia.
- Le pieghe durante la fase di lievitazione aiutano a sviluppare la maglia glutinica, conferendo maggiore elasticità e leggerezza all’impasto.
Torta di mele e noci con miele e farina di grano monococco


Questa torta di mele e noci è una versione rustica e profumata, perfetta per chi cerca un dolce semplice ma ricco di sapore. La base è realizzata senza uova, grazie all’uso della composta di mele che aiuta a mantenere l’impasto morbido e leggermente umido. Il miele dona una dolcezza naturale e si combina con il profumo della cannella, mentre le noci tritate in superficie creano una crosticina croccante che contrasta con la sofficità della torta.
Le farine utilizzate, farro Monococco e tipo 1, conferiscono una consistenza leggermente compatta e un gusto più intenso rispetto alle farine raffinate, rendendo questa torta ancora più genuina. Se preferisci un impasto più leggero, puoi sostituire la farina di tipo 1 con una farina integrale o semi-integrale, oppure utilizzare solo farina di farro Monococco per un sapore più rustico.
L’olio extravergine d’oliva regala una nota aromatica particolare, ma se vuoi un gusto più neutro puoi usare la stessa quantità di burro fuso o un olio di semi delicato. Lo zucchero di cocco, che viene estratto dalla linfa dei fiori della palma da cocco, è un’alternativa allo zucchero tradizionale, con un sapore leggermente caramellato e un indice glicemico più basso. Se non lo hai, puoi sostituirlo con zucchero di canna integrale o usare solo miele per dolcificare.
Per un tocco in più, tra uno strato e l’altro puoi aggiungere qualche cucchiaio di composta di mele, che renderà la torta ancora più umida e profumata. Infine, il topping di mele, noci e zucchero crea una crosticina dorata e leggermente croccante, perfetta per esaltare la dolcezza naturale della frutta.
Questa torta è ideale da gustare a colazione o a merenda, magari con un filo di miele colato sopra per renderla ancora più golosa.
Ingredienti:
- 3 mele grandi
- 1 limone
- 80 g miele millefiori (o zucchero di cocco/zucchero di canna integrale)
- 80 g olio extravergine di oliva (o burro fuso; margarina vegetale biologica)
- 50 ml bevanda vegetale
- 2-3 cucchiai di composta di mele (facoltativa)
- 1 cucchiaio cannella
- 80 g farina di noci
- 80 g farina di farro Monococco
- 80 g farina di tipo 1
- 2 cucchiaini (abbondanti) lievito per dolci
- 40 g noci tritate
- Olio extravergine di oliva q.b.
Preparazione
Tagliare le mele a fettine sottili e condirle con il succo di limone e un cucchiaio di miele (o zucchero). Mettere da parte.
In una ciotola mescolare il miele (o lo zucchero scelto) con l’olio o il burro fuso, aggiungendo poi la bevanda vegetale. Incorporare la composta di mele per dare maggiore morbidezza.
Aggiungere le farine setacciate, il lievito e la cannella, mescolando fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Se necessario mettere latte q.b. per consistenza liscia e omogenea.
Versare metà dell’impasto in uno stampo da 21 cm di diametro, distribuire metà delle mele e coprire con il resto dell’impasto. Se si vuole, aggiungere qualche cucchiaio di composta di mele tra gli strati.
Disporre le mele rimanenti sulla superficie e cospargere con le noci tritate mescolate a un cucchiaio di zucchero di cocco o zucchero di canna integrale per creare una crosticina croccante.
Infornare a 175°C per circa 35 minuti.
Lasciare raffreddare prima di rimuovere la torta dallo stampo. Si può gustare tiepida con un filo di miele colato sopra.
Hummus di lenticchie gialle e carote arrostite

L’hummus di lenticchie gialle e carote arrostite è una variante delicata e cremosa, perfetta per accompagnare verdure croccanti o pane tostato. Le lenticchie gialle, meno conosciute rispetto a quelle rosse, si distinguono per il sapore più dolce e la consistenza vellutata. A differenza delle rosse, che tendono a sfaldarsi facilmente in cottura, le lenticchie gialle mantengono una struttura più compatta, rendendole ideali per creme e vellutate.
In questa ricetta, la loro naturale dolcezza si unisce al gusto intenso delle carote arrostite con le spezie, creando un equilibrio perfetto tra morbidezza e profondità di sapore. Un’alternativa semplice e nutriente all’hummus classico, da provare con ingredienti di stagione e un filo di buon olio extravergine.
Ingredienti:
- 170 g lenticchie gialle decorticate, senza ammollo
- 2 carote grandi o 4 medie
- 1 cucchiaio di tahini
- 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva - extra per servire
- 1/2 limone (succo fresco)
- 1 pizzico di sale
- Spezie a piacere (cumino, pepe nero...)
- Carote arrostite, per guarnire (opzionale)
Preparazione
Lavare e pelare le carote, oppure lasciarle intere se sono biologiche o dell’orto, utilizzando anche la buccia. Si possono cuocere intere o tagliarle a pezzi grossi, poi metterle in una ciotola con un filo d’olio e le spezie scelte, mescolando bene per distribuire gli aromi. Disporle su una teglia e cuocere in forno a 200°C per circa 25 minuti, finché saranno morbide e leggermente dorate. Se tendono a scurirsi troppo, abbassare leggermente la temperatura.
Nel frattempo, sciacquare bene le lenticchie gialle sotto acqua corrente. Cuocerle in acqua bollente seguendo le indicazioni sulla confezione, generalmente per circa 10 minuti se decorticate. Scolarle e lasciarle intiepidire.
Una volta pronti gli ingredienti, trasferire le lenticchie e le carote nel mixer, aggiungere il tahini, il succo di limone, l’olio extravergine e il sale. Frullare fino a ottenere una crema liscia e omogenea, aggiungendo un po’ d’acqua se necessario per regolare la consistenza.
Versare l’hummus in una ciotola e completare con un filo d’olio extravergine. Per un tocco in più, si può guarnire con semi di zucca o con qualche pezzetto di carota arrostita avanzata. Ottimo da servire con pane tostato o verdure fresche di stagione.
Arance candite fatte in casa

Le bucce d’arancia sono un piccolo tesoro in cucina, spesso scartato senza pensarci. Recuperarle significa non solo ridurre gli sprechi, ma anche valorizzare il loro aroma intenso e la loro versatilità. Perfette per essere trasformate in scorze candite, possono arricchire dolci, lievitati e infusi, regalando un tocco agrumato a ogni preparazione. Il processo richiede tempo e pazienza, ma il risultato ripaga ogni attesa: bucce lucide, morbide e dal sapore dolce, leggermente amarognolo se si sceglie di ridurre lo zucchero.
Ingredienti:
- Arance biologiche non trattate
- Acqua
- Zucchero biologico
Preparazione
Scegliere arance biologiche e non trattate, lavarle accuratamente sotto acqua corrente e tagliarle a listarelle. Trasferirle in un contenitore con chiusura ermetica e coprirle con acqua fresca, lasciandole in ammollo per almeno 48 ore. L’acqua va cambiata ogni 12-24 ore per ridurre il gusto amaro. L’acqua dell’ammollo non deve essere gettata: è ricca di oli essenziali e può essere riutilizzata per preparare infusi o per annaffiare le piante.
Trascorso il tempo di ammollo, si passa alla doppia cottura, necessaria per rendere le bucce più morbide e per eliminare ulteriormente eventuali note amare. La prima cottura avviene in acqua bollente: una volta portata a ebollizione, si tuffano le bucce e si lasciano sobbollire per circa dieci minuti. Successivamente, si scolano e si ripetono con una seconda cottura in acqua pulita per quindici minuti a fuoco medio-alto, con il coperchio semiaperto. Questo passaggio aiuta a ottenere una consistenza più morbida e una base perfetta per la canditura.
Dopo aver scolato le bucce, si procede alla fase finale. È importante pesarle: generalmente, il peso iniziale di circa 500 g si riduce a circa 400 g dopo la doppia cottura. Si aggiunge la stessa quantità d’acqua e, a seconda della preferenza, si può optare per una dose equivalente di zucchero oppure dimezzarla per un risultato più equilibrato e leggermente amarognolo. Si porta tutto a ebollizione, lasciando cuocere a fuoco alto inizialmente, poi abbassando la fiamma fino a quando il liquido si riduce e si forma uno sciroppo denso che avvolge le bucce. È un processo lento, che richiede attenzione e pazienza, mescolando di tanto in tanto per garantire una cottura uniforme. Quando le bucce appaiono morbide, lucide e ben glassate, si trasferiscono su una gratella per asciugarle completamente.
Una volta raffreddate, possono essere conservate in un barattolo di vetro sterilizzato e a chiusura ermetica, al naturale o ripassate nello zucchero per una finitura più asciutta. In un contenitore ben chiuso, si conservano per diverse settimane. Perfette da gustare da sole, accompagnare un buon tè, arricchire impasti di panettone, colombe o brioche, o ancora per decorare dolci e dessert, regalano un aroma unico e intenso, raccontando la semplicità e la pazienza di una preparazione casalinga fatta con cura.
PIZZOCCHERI DELLA VALTELLINA I.G.P. CON CREMA DI RADICCHIO ROSA E NOCI

Il radicchio rosa è una varietà originaria del Veneto, apprezzata per il suo colore delicato e il sapore lievemente amarognolo. Frutto dell’evoluzione delle varietà più tradizionali, come il radicchio di Chioggia, di Treviso e il variegato di Castelfranco, si distingue per la sua raffinata delicatezza.
In questa ricetta, il radicchio rosa viene trasformato in una crema vellutata, arricchita dalla morbidezza della ricotta e dal tocco croccante delle noci. Il condimento avvolge i pizzoccheri della Valtellina I.G.P., una pasta dal carattere rustico e deciso, ottenuta dalla farina di grano saraceno, creando un equilibrio armonioso di sapori e consistenze.
Ingredienti:
- 180 g di pizzoccheri della Valtellina I.G.P.
- 1 cespo di radicchio rosa
- 100 g di ricotta (oppure formaggio spalmabile, anche vegetale)
- 40 g di gherigli di noci
- 1/2 cipolla rossa
- 1 spicchio d’aglio
- Olio extravergine di oliva
- Sale e pepe q.b.
Preparazione
Preparazione del radicchio: lava il radicchio rosa e taglialo a striscioline sottili.
Cottura del radicchio: scalda un filo d’olio extravergine d’oliva in una padella con la cipolla tritata e l’aglio intero. Aggiungi il radicchio e cuoci a fuoco medio per 5-7 minuti, finché diventa morbido. Sala leggermente e rimuovi l’aglio.
Cottura della pasta: porta a ebollizione una pentola d’acqua salata e cuoci i pizzoccheri al dente. Scolali, conservando un mestolo di acqua di cottura.
Preparazione della crema: frulla più della metà del radicchio cotto con la ricotta, metà delle noci e un filo d’olio extravergine d’oliva fino a ottenere una crema liscia. Se necessario, aggiungi un cucchiaio di acqua di cottura per regolare la consistenza.
Mantecatura: versa la crema nella padella con il radicchio rimasto e aggiungi i pizzoccheri scolati. Mescola a fuoco basso per qualche secondo per amalgamare i sapori.
Impiattamento: servi decorando con le noci tritate e una spolverata di pepe nero.






























































































